La via delle Beatitudini – VII

Ci soffermiamo oggi sulla quarta beatitudine, che dice:

ยซBeati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchรฉ saranno saziatiยป (Matteo 5, 6)

Per noi la giustizia consiste nel fatto che ad ognuno venga dato ciรฒ che gli corrisponde. In un processo, a chi รจ colpevole il castigo, a chi รจ innocente il riconoscimento della sua innocenza; nella societร , ad ognuno ciรฒ che รจ suo secondo i suoi diritti o di proprietร  o di lavoro.

Ci muoviamo all’interno del binomio diritto-dovere. E ne siamo sempre piรน sensibili.

Gesรน si muove su un’altra lunghezza d’onda. Egli parla della giustizia anzitutto come una qualitร  di Dio. E non nel senso che Egli sia un giudice che presiede il tribunale davanti al quale devono comparire tutti gli uomini, ma nel senso che interviene per salvare dall’ingiustizia chi รจ incapace di salvarsi da sรฉ. Il giudizio finale sulla nostra vita ci sarร , ma nella sua infinita misericordia Dio continua a venirci a salvare. E vuole la nostra salvezza!

Egli fa giustizia inizialmente salvando il popolo ebreo schiavo in Egitto, liberandolo poi costantemente dai nemici che lo opprimono e, al suo interno, proteggendo ยซl’orfano, la vedova e lo stranieroยป, i quali, nel linguaggio dell’Antico Testamento, sono il prototipo del debole, dell’indifeso e dell’afflitto.

Ci spiega infatti Papa Francesco che: “Le Sacre Scritture parlano del dolore dei poveri e degli oppressi che Dio conosce e condivide. Per aver ascoltato il grido di oppressione elevato dai figli dโ€™Israele โ€“ come racconta il libro dellโ€™Esodo (cfr 3, 7-10) โ€“ Dio รจ sceso a liberare il suo popolo. Ma la fame e la sete della giustizia di cui ci parla il Signore รจ ancora piรน profonda del legittimo bisogno di giustizia umana che ogni uomo porta nel suo cuore”.

Anche quando la Bibbia parla di un suo inviato, il futuro re-messia, profezia su Gesรน, che realizzerร  pienamente i suoi voleri nel mondo, lo descrive come uno che farร  giustizia in questo preciso modo.

Nel Salmo 72 viene cosรฌ descritta la sua figura, all’interno della preghiera che si fa per lui:

ยซDio, daโ€™ al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia;

regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine.

Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia.

Ai miseri del suo popolo renderร  giustizia,

salverร  i figli dei poveri e abbatterร  l’oppressore…

Egli libererร  il povero che grida e il misero che non trova aiuto,

avrร  pietร  del debole e del povero e salverร  la vita dei suoi miseri.

Li riscatterร  dalla violenza e dal sopruso,

sarร  prezioso ai suoi occhi il loro sangueยป.

Un altro passo biblico dal libro della Sapienza afferma inoltre, spiegandoci il termine giustizia:

“Conoscerti, infatti, รจ giustizia perfetta, conoscere la tua potenza รจ radice di immortalitร ” (Sap 15, 3a).

Ciรฒ significa che quando si entra in intimitร  con Dio e si riconosce chi รจ Dio nella sua onnipotenza, allora si รจ introdotti nellโ€™ordine supremo della giustizia e nellโ€™orizzonte dellโ€™immortalitร  promessa a quanti amano la giustizia.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica sostiene che: ยซLa grazia dello Spirito Santo ci conferisce la giustizia di Dio. Unendoci mediante la fede e il Battesimo alla passione e alla risurrezione di Cristo, lo Spirito ci rende partecipi della sua vitaยป.

Questo significa che il dono dello Spirito Santo ha il potere di redimerci dai nostri peccati e di comunicarci la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesรน Cristo e mediante il Battesimo.

Perciรฒ per mezzo della potenza dello Spirito Santo, noi prendiamo parte alla passione di Cristo morendo al peccato, e alla sua risurrezione nascendo a una vita nuova.

Questa รจ la giustizia di Dio: salvarci dal peccato e dalla perdizione, per vivere con Lui nel suo amore per l’eternitร . Non รจ questa una beatitudine?

La fame e la sete sono bisogni primari, fisiologici, come il respirare e il dormire. Senza di esse non si sopravvive. Non si tratta quindi di soddisfare una voglia qualsiasi, bensรฌ รจ una necessitร  vitale e quotidiana, come il cibo.

Il Santo Padre a riguardo ci insegna:

“Ma cosa significa avere fame e sete di giustizia? Non stiamo certo parlando di coloro che vogliono vendetta, anzi, nella beatitudine precedente abbiamo parlato di mitezza. Certamente le ingiustizie feriscono lโ€™umanitร ; la societร  umana ha urgenza di equitร , di veritร  e di giustizia sociale; ricordiamo che il male subito dalle donne e dagli uomini del mondo giunge fino al cuore di Dio Padre. Quale padre non soffrirebbe per il dolore dei suoi figli?”

Basta dare uno sguardo ai vangeli, per avvertire che Gesรน sentiva intensamente fame e sete di questa giustizia.

Tutta la sua attivitร  รจ ispirata alla sua realizzazione.

รˆ facile cogliere in essi il suo ardente desiderio di ยซrendere giustizia ai miseri del suo popoloยป, di ยซsalvare la vita dei miseriยป.

Nel vangelo di Luca troviamo questa frase posta sulla sua bocca: ยซSono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse giร  acceso!ยป (Lc 12, 49).

Possiamo pensare che questo fuoco sia stato quell’intensissimo desiderio che lo spingeva a voler instaurare la vera giustizia di Dio nel mondo. Un desiderio che lo portava a privilegiare nella sua attenzione e nella sua sollecitudine i piรน deboli, i piรน emarginati, gli esclusi, gli ultimi della societร . E a riempirsi di gioia quando riusciva a farlo, come si vede in Lc 10, 21-22, dove egli esulta nello Spirito e rende grazie al Padre, appunto perchรฉ questi ยซpiccoliยป sono raggiunti dalla sua azione. รˆ che davvero ยซai suoi occhi era prezioso il loro sangueยป, cioรจ la loro vita, la loro salute, la loro dignitร . In una parola, la loro felicitร .

L’amore appassionato per questa giustizia gli rese perรฒ la vita difficile. Quelli che non la amavano, anzi, la rifuggivano soprattutto perchรฉ volevano difendere ad ogni costo le proprie posizioni ingiuste, anche servendosi a questo scopo della religione, videro in Lui un pericolo e una minaccia. Lo perseguitarono perciรฒ in mille modi, e infine l’appesero ad una croce. Non sapevano che cosรฌ gli aprivano la via alla pienezza della vita.

Oggi nel mondo c’รจ indubbiamente una accresciuta sensibilitร  per la giustizia. Soprattutto per quella sociale, che รจ diventata quasi una bandiera per la rivendicazione dei diritti dei piรน deboli. รˆ che si รจ andato prendendo coscienza delle tremende ingiustizie esistenti. Ingiustizie che hanno dei risvolti non solo individuali, ma anche e pesantemente sociali, fino a raggiungere livelli planetari.

Come hanno evidenziato crudamente i documenti papali da qualche decennio in qua, la maggior parte dell’umanitร , quella che รจ stata chiamata Terzo Mondo, รจ in situazione di estrema e umiliante povertร . Una povertร  che le viene inflitta attraverso meccanismi socio-economici che non permettono a milioni di uomini e donne di avere neanche il minimo necessario per vivere con dignitร .

A questo si aggiungono le ingiuste emarginazioni sociali, politiche e culturali della donna, l’esclusione e perfino la persecuzione di coloro che non praticano la propria religione, l’isolamento di coloro che sono culturalmente diversi…

Ma, tutto sommato, si puรฒ dire che oggi piรน che in altri tempi c’รจ maggior fame e sete di quella giustizia sognata da Gesรน. Dappertutto spuntano movimenti di rivendicazione dei diritti degli ultimi: dei poveri, dei terzomondiali, delle donne, dei neri, …

Sono movimenti che vogliono ottenere giustizia per essi, e si impegnano in quella direzione tanto a livello assistenziale (quanto volontariato รจ cresciuto in questi anni!) quanto a livello socio-politico.

Alcuni lo hanno fatto e lo fanno pagando duramente di persona. Sono stati perseguitati, esiliati, torturati in mille modi inumani, e perfino li hanno eliminati, come fecero in altri tempi con Gesรน. Il caso dell’arcivescovo Oscar Romero, assassinato nel Salvador per la sua indomita difesa dei piรน poveri, รจ certamente uno fra tanti altri.

Siano essi cristiani o no, credenti in Dio o no, non si puรฒ negare che meritano la beatitudine di Gesรน: hanno vera fame e sete di giustizia come Lui. Alla fine, al momento della veritร , si sentiranno dire, con immensa gioia da parte loro:

ยซVenite, benedetti dal Padre mio, ricevete in ereditร  il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perchรฉ io avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e siete venuti a visitarmi, carcerato e siete venuti a trovarmiยป (Mt 25, 34-36).

Monsignor Oscar Romero

Concludiamo la riflessione, rileggendo le parole del Santo Pontefice, a riguardo di questa beatitudine.

“Nelle Scritture troviamo espressa una sete piรน profonda di quella fisica, che รจ un desiderio posto alla radice del nostro essere.

Un Salmo dice: ยซO Dio, tu sei il mio Dio, allโ€™aurora ti cerco, di te ha sete lโ€™anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senzโ€™acquaยป (Sal 63, 2).

I Padri della Chiesa parlano di questa inquietudine che abita nel cuore dellโ€™uomo. Santโ€™Agostino dice: ยซCi hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore non trova pace finchรฉ non riposa in teยป. Cโ€™รจ una sete interiore, una fame interiore, una inquietudine โ€ฆ

In ogni cuore, perfino nella persona piรน corrotta e lontana dal bene, รจ nascosto un anelito verso la luce, anche se si trova sotto macerie di inganni e di errori, ma cโ€™รจ sempre la sete della veritร  e del bene, che รจ la sete di Dio.

รˆ lo Spirito Santo che suscita questa sete: รจ Lui lโ€™acqua viva che ha plasmato la nostra polvere, รจ Lui il soffio creatore che le ha dato vita.

Per questo la Chiesa รจ mandata ad annunciare a tutti la Parola di Dio, impregnata di Spirito Santo. Perchรฉ il Vangelo di Gesรน Cristo รจ la piรน grande giustizia che si possa offrire al cuore dellโ€™umanitร , che ne ha un bisogno vitale, anche se non se ne rende conto.

Ad esempio, quando un uomo e una donna si sposano hanno lโ€™intenzione di fare qualcosa di grande e bello, e se conservano viva questa sete troveranno sempre la strada per andare avanti, in mezzo ai problemi, con lโ€™aiuto della Grazia.

Anche i giovani hanno questa fame, e non la devono perdere! Bisogna proteggere e alimentare nel cuore dei bambini quel desiderio di amore, di tenerezza, di accoglienza che esprimono nei loro slanci sinceri e luminosi.

Ogni persona รจ chiamata a riscoprire cosa conta veramente, di cosa ha veramente bisogno, cosa fa vivere bene e, nello stesso tempo, cosa sia secondario, e di cosa si possa tranquillamente fare a meno.

Gesรน annuncia in questa beatitudine โ€“ fame e sete di giustizia โ€“ che cโ€™รจ una sete che non sarร  delusa; una sete che, se assecondata, sarร  saziata e andrร  sempre a buon fine, perchรฉ corrisponde al cuore stesso di Dio, al suo Santo Spirito che รจ amore, e anche al seme che lo Spirito Santo ha seminato nei nostri cuori.

Che il Signore ci dia questa grazia: di avere questa sete di giustizia che รจ proprio la voglia di trovarlo, di vedere Dio e di fare il bene agli altri.”

Giudizio universale di Michelangelo

La via delle Beatitudini – VI

Siamo giunti alla terza tappa del nostro viaggio intrapreso nelle Beatitudini:

ยซBeati i miti perchรฉ avranno in ereditร  la terraยป (Matteo 5, 5)

Il nostro mondo รจ pieno di violenze. Quale ultimo esempio basti pensare alla morte di George Floyd, il 46enne afroamericano tenuto immobilizzato da un poliziotto per nove minuti con il ginocchio sul suo collo a Minneapolis negli Stati Uniti dโ€™America.

In realtร  sembra che la prepotenza e l’aggressivitร  ci siano state un po’ sempre, a giudicare da quanto racconta la Bibbia sin dalle sue prime pagine.

L’episodio, altamente simbolico, di Caino e Abele ne รจ una conferma. Caino versรฒ il sangue di suo fratello. Terribile violenza, figlia dell’invidia, a cui seguรฌ poi l’arrogante dichiarazione di una pretesa non-responsabilitร  nei confronti della vittima: ยซSono forse io il guardiano del mio fratello?ยป (Gn 4, 9).

Nel cuore di ogni essere umano si annida la violenza, e che sulla soglia del suo animo รจ sempre in agguato la tentazione di sopraffare l’altro, di fargli violenza, o per invidia o per orgoglio o per vendetta. Gli basta un nulla per cadervi.

La nostra realtร  di oggi lo conferma. I focolai di guerra esistenti sul pianeta sono decine e decine: popoli interi che soffrono violenza o la infliggono, utilizzando le armi piรน sofisticate fabbricate dagli interessi meschini di terzi.

Come diceva Santa Caterina da Siena, ciรฒ che Dio diede all’uomo per la vita, egli lo utilizza per la morte…

Ma oltre a queste violenze collettive ce ne sono tante, tantissime altre inflitte o subite singolarmente verso gli esseri umani e verso il creato: bambini che soffrono la violenza degli adulti fino al punto di essere abbandonati, appena nati, tra i rifiuti della strada; donne che subiscono il violento e degradante sfruttamento degli uomini per soddisfare i loro istinti di piacere; famiglie intere, che soffrono la paura e l’insicurezza che crea loro la mafia; anziani che vengono trascurati e messi ai margini della societร … Tanta, tanta violenza visibile o invisibile che semina dolore e morte nel mondo.

Davanti a tutto ciรฒ Gesรน lancia la sua grande sfida: ยซBeati i miti, perchรฉ erediteranno la terraยป.

Mite รจ chi non dร  retta al suo istinto di sopraffazione e di vendetta, ma si sforza di rispettare tutti e di vincere il male con il bene. Questo soprattutto: non risponde al male inflittogli con il male, non si vendica, ma รจ capace di stare al di sopra del male amando sempre e appassionatamente il bene. Anche di quelli che gli fanno del male.

Con frasi alle volte paradossali Gesรน ha illustrato il comportamento mite, diametralmente opposto a quello violento. Una delle piรน incisive รจ quella del discorso della montagna: ยซAvete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altraยป (Mt 5, 38-39). Proponeva cosรฌ un palese superamento della legge della violenza, giร  in parte attenuata dalla normativa di Mosรฉ mediante la โ€œlegge del taglioneโ€ (cfr. Es 21, 23-25). Come sempre, quest’indicazione non va presa alla lettera, ma nel suo spirito. Gesรน stesso, infatti, a chi durante il suo processo davanti al sinedrio lo percosse sulla guancia, rispose: ยซSe ho parlato male, dimostrami dov’รจ il male; ma se ho parlato bene, perchรฉ mi percuoti?ยป (Gv 18, 23). Una risposta piena di dignitร , ma anche di mitezza, che non si arrende al male, ma lo supera con il bene.

Per essere miti, dobbiamo allora imitare Gesรน. La mitezza รจ il modo concreto con cui Lui vive: ยซPrendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre animeยป (Mt 11, 29).

Gesรน entra in Gerusalemme mostrandosi mite, seduto su unโ€™asina (cfr. Mt 21, 5). Non si manifesta come un guerriero vittorioso, nรฉ come un condottiero che conquista il mondo con la forza, ma come il servo obbediente a Dio e misericordioso verso gli uomini.

Ma la mansuetudine di Gesรน non รจ assenza di forza. Lo vediamo ad esempio quando Egli scaccia i mercanti dal Tempio: lo fa in modo risoluto.

Come in tutte le altre cose anche in questa Gesรน รจ stato coerente fino in fondo con quanto insegnava. Cosรฌ, nell’imminenza della sua passione, a quel discepolo che per difenderlo sfoderรฒ la spada e tagliรฒ l’orecchio al servo del sommo sacerdote, Egli disse con determinazione: ยซRimetti la spada nel fodero, perchรฉ tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spadaยป (Mt 26, 52).

San Pietro a sua volta ricorda lโ€™atteggiamento di Gesรน nella Passione: ยซoltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustiziaยป (1 Pt 2, 23). La mitezza di Gesรน si vede fortemente nella sua Passione.

Gesรน si affida con mitezza totalmente al Padre nella certezza che alla fine avrebbe trionfato la giustizia.

L’apice di questo suo atteggiamento di mitezza lo rivela la preghiera da Lui detta sulla croce in favore di coloro che lo torturavano: ยซPadre, perdonali perchรฉ non sanno quello che fannoยป (Lc 23, 34). Egli sapeva bene di essere vittima di una violenta ingiustizia. Eppure, anzichรฉ implorare da Dio un intervento punitivo, che effettuasse giustizia, implora il perdono per i suoi assassini. รˆ cosรฌ che Egli รจ diventato Signore, ยซereditando la terraยป promessa da Dio, ossia la pienezza della vita.

La parola โ€œmiteโ€ letteralmente vuol dire dolce, mansueto, gentile, privo di violenza. La mitezza si manifesta nei momenti ostili, รจ la reazione in una situazione di scontro.

Dallโ€™ebraico โ€œanawimโ€, che richiama la povertร  spirituale e dunque la prima beatitudine. Infatti entrambe sono vicine e complementari. La mitezza evangelica, che nasce appunto dai poveri in spirito, รจ la totale fiducia e abbandono in Dio, che esclude la collera e la violenza in atti.

Il contrario della mitezza รจ infatti lโ€™ira.

Il Santo Padre afferma che: ยซUn momento di collera puรฒ distruggere tante cose; si perde il controllo e non si valuta ciรฒ che veramente รจ importante, e si puรฒ rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio. Per lโ€™ira, tanti fratelli non si parlano piรน, si allontanano lโ€™uno dallโ€™altro. รˆ il contrario della mitezza. La mitezza raduna, lโ€™ira separaยป.

Il termine โ€œmiteโ€ nella Sacra Scrittura indica anche colui che non ha proprietร  terriere. Colpisce dunque che la terza beatitudine affermi proprio che i miti ยซavranno in ereditร  la terraยป.

Ci dice ancora papa Francesco riguardo a questa beatitudine: ยซIl possesso della terra รจ lโ€™ambito tipico del conflitto: si combatte spesso per un territorio, per ottenere lโ€™egemonia su una certa zona. Nelle guerre il piรน forte prevale e conquista altre terre.

Ma guardiamo bene il verbo usato per indicare il possesso dei miti: essi non conquistano la terra; non dice ยซbeati i miti perchรฉ conquisteranno la terraยป. La โ€œereditanoโ€. Beati i miti perchรฉ โ€œerediterannoโ€ la terra. Nelle Scritture il verbo โ€œereditareโ€ ha un senso ancor piรน grande. Il Popolo di Dio chiama โ€œereditร โ€ proprio la terra di Israele che รจ la Terra della Promessa.

Quella terra รจ una promessa e un dono per il popolo di Dio, e diventa segno di qualcosa di molto piรน grande di un semplice territorio. Cโ€™รจ una โ€œterraโ€ โ€“ permettete il gioco di parole โ€“ che รจ il Cielo, cioรจ la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamo (cfr Is 65,17; 66,22; 2 Pt 3,13; Ap 21,1)ยป.

Ereditare la terra, dunque significa non tanto avere in possesso la terra geografica-geopolitica, ma piuttosto la terra promessa: ยซil Cielo, cioรจ la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamoยป, ci suggerisce il Pontefice.

Come leggiamo in Apocalisse 21, 1: ยซVidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perchรฉ il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era piรนยป.

Il premio destinato ai miti รจ quindi quello della vita eterna, che perรฒ possiamo giร  ora vivere attraverso la vita nuova nello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo ci conforma a Cristo e ci fa essere discepoli autentici di Gesรน. Ci rende donne e uomini nuovi, che vivono nel pieno abbandono a Lui.

La terra che ci viene promessa รจ anche un’altra e ce lo spiega il Santo Padre: ยซLa โ€œterraโ€ da conquistare con la mitezza รจ la salvezza di quel fratello di cui parla lo stesso Vangelo di Matteo: ยซSe ti ascolterร , avrai guadagnato il tuo fratelloยป (Mt 18, 15). Non cโ€™รจ terra piรน bella del cuore altrui, non cโ€™รจ territorio piรน bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. E quella รจ la terra da ereditare con la mitezza!ยป

Mahatma Gandhi

La storia recente ci ha messo davanti agli occhi stupendi esempi di uomini e donne che hanno vissuto intensamente questa beatitudine.

Come non ricordare, per esempio, il paladino della non-violenza nel secolo scorso, Gandhi? Egli fu sempre un uomo mite e predicรฒ costantemente, con la condotta e, con le parole e gli scritti, la mitezza: la libertร  non si ottiene scatenando la violenza e la vendetta, ma per vie di resistenza attiva. Fu la sua mitezza ad ยซereditare la terraยป della sua grande patria, l’India, come terra indipendente e libera. La sua mitezza non fu affatto facile e passiva arrendevolezza, ma operosa non-violenza. Affermava Gandhi: ยซLa non violenza non รจ mai una rinuncia ad ogni lotta concreta contro lโ€™ingiustizia. Al contrario รจ una lotta piรน attiva e piรน concretaยป.

Con lui ricordiamo anche altri grandi uomini della storia mondiale, difensori della non-violenza, quali il reverendo Martin Luther King e Nelson Mandela, che รจ riuscito a sconfiggere l’apartheid.

Nel 1980 in Italia fece molto riflettere, nel mezzo della violenza di quei giorni che falciรฒ la vita di Vittorio Bachelet, giurista e politico italiano, assassinato dalle Brigate Rosse, il giovane figlio che, durante i funerali, dichiarรฒ pubblicamente di perdonare coloro che lo avevano privato dall’affetto e dalla presenza di suo padre, rendendolo violentemente orfano. ยซVogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papร  perchรฉ, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altriยป.

Causรฒ anche molto scalpore quella coppia di genitori statunitensi che, avendo subito lo strappo violento del loro figlioletto di sette anni, Nicholas Green, ammazzato da una vile pallottola mentre giravano l’Italia, si โ€œvendicaronoโ€ donando gli organi del figlio morto a ben sette bambini e adulti ammalati bisognosi di trapianti. Nella loro mitezza trasformarono l’ingiusta e assurda morte del loro figlio in una fonte di vita per altri.

Uomini e donne come questi sono quelli che, credendo alla parola di Gesรน, anzichรฉ aprire una spirale di violenza, preferiscono superare il male con il bene. Una beatitudine profonda e immensa deve aver riempito i loro cuori!

La via delle Beatitudini – V

Oggi affronteremo la seconda beatitudine:

ยซBeati quelli che sono nel pianto, perchรฉ saranno consolatiยป (Matteo 5, 4)

Nella vita possiamo piangere per molti motivi, anche di gioia. Ma solitamente le lacrime sono segno di sofferenza.

Le sofferenze occupano tanto spazio nella vita umana! Vedi ad esempio il difficile periodo che stiamo vivendo.

C’รจ chi piange perchรฉ รจ ammalato, chi perchรฉ non si sente accolto con amore, chi perchรฉ ha perso una persona amata, chi perchรฉ รจ stato tradito da un amico, o perchรฉ non trova piรน senso nella propria vita e lo ha cercato disperatamente in esperienze di morte e di disperazione, e ancora perchรฉ รจ calpestato nella sua dignitร  …

Ma c’รจ anche chi piange perchรฉ non ha il pane da dare ai propri figli, perchรฉ non riesce a comprare le medicine di cui ha urgente bisogno un familiare ammalato, perchรฉ gli hanno fatto morire in cuore le uniche speranze che gli restavano …

Dio ci promette perรฒ un mondo nuovo, dove Lui โ€œtergerร  ogni lacrima dagli occhiโ€ degli uomini (cfr Ap 21, 4 e Is 25, 8).

Gesรน stesso, facendo sua la profezia di Isaia, nella sinagoga di Nazareth all’inizio della sua attivitร  pubblica, afferma che: โ€œLo Spirito del Signore รจ su di me perchรฉ il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato […] per consolare tutti gli afflitti […]. Oggi si compie questa scrittura …โ€ (cfr. Is 61, 1-2; Lc 4, 18-19).

Nel pianto รจ dunque possibile conoscere unโ€™esperienza unica e misteriosa: la consolazione. รˆ possibile sentire un cuore e un corpo accostarsi alla nostra sofferenza e asciugare i nostri occhi. รˆ possibile stringere un abbraccio che รจ un frammento di nulla in confronto allโ€™abisso del dolore, eppure riscalda, rinnova, risana.

โ€œSaranno consolatiโ€: รจ la promessa di Gesรน. I biblisti ci insegnano che siccome il verbo รจ al passivo, significa che sarร  Dio stesso a farlo con un abbraccio di cui noi non afferriamo nemmeno una debole e lontana comprensione. Il mistero di quellโ€™abbraccio non cancella il dolore che abita la storia degli uomini, ma apre uno squarcio di luce inedito e sorprendente nel buio straziante dellโ€™afflizione.

Il pianto puรฒ essere amaro, doloroso, devastante. รˆ lโ€™espressione dellโ€™impotenza di fronte al potere dilagante del male che ci strappa la felicitร  non vissuta.

Il pianto ci porta ad un dolore interiore che apre ad una rinnovata relazione con il Signore e con il prossimo.

Il Santo Padre a proposito di questa beatitudine ci insegna:

โ€œQuesto pianto, nelle Scritture, puรฒ avere due aspetti: il primo รจ per la morte o per la sofferenza di qualcuno. Lโ€™altro aspetto sono le lacrime per il peccato [โ€ฆ], quando il cuore sanguina per il dolore di avere offeso Dio e il prossimo.

Il lutto, ad esempio, รจ una strada amara, ma puรฒ essere utile per aprire gli occhi sulla vita e sul valore sacro e insostituibile di ogni persona, e in quel momento ci si rende conto di quanto sia breve il tempo.

Vi รจ un secondo significato di questa paradossale beatitudine: piangere per il peccato.

Qui bisogna distinguere: cโ€™รจ chi si adira perchรฉ ha sbagliato. Ma questo รจ orgoglio. Invece cโ€™รจ chi piange per il male fatto, per il bene omesso, per il tradimento del rapporto con Dio. Questo รจ il pianto per non aver amato, che sgorga dallโ€™avere a cuore la vita altrui. Qui si piange perchรฉ non si corrisponde al Signore che ci vuole tanto bene, e ci rattrista il pensiero del bene non fatto; questo รจ il senso del peccato. Costoro dicono: โ€œHo ferito colui che amoโ€, e questo li addolora fino alle lacrime. Dio sia benedetto se arrivano queste lacrime!

Questo รจ il tema dei propri errori da affrontare, difficile ma vitale. Pensiamo al pianto di san Pietro, che lo porterร  a un amore nuovo e molto piรน vero: รจ un pianto che purifica, che rinnova. Pietro guardรฒ Gesรน e pianse: il suo cuore รจ stato rinnovato. A differenza di Giuda, che non accettรฒ di aver sbagliato e, poveretto, si suicidรฒ. Capire il peccato รจ un dono di Dio, รจ unโ€™opera dello Spirito Santo. Noi, da soli, non possiamo capire il peccato. รˆ una grazia che dobbiamo chiedere. Signore, che io capisca il male che ho fatto o che posso fare. Questo รจ un dono molto grande e dopo aver capito questo, viene il pianto del pentimento.

Uno dei primi monaci, Efrem il Siro dice che un viso lavato dalle lacrime รจ indicibilmente bello (cfr Discorso ascetico). La bellezza del pentimento, la bellezza del pianto, la bellezza della contrizione! Come sempre la vita cristiana ha nella misericordia la sua espressione migliore. Saggio e beato รจ colui che accoglie il dolore legato allโ€™amore, perchรฉ riceverร  la consolazione dello Spirito Santo che รจ la tenerezza di Dio che perdona e corregge. Dio sempre perdona: non dimentichiamoci di questo. Dio sempre perdona, anche i peccati piรน brutti, sempre. Il problema รจ in noi, che ci stanchiamo di chiedere perdono, ci chiudiamo in noi stessi e non chiediamo il perdono. Questo รจ il problema; ma Lui รจ lรฌ per perdonareโ€.

(Da: Udienza Generale del 12 febbraio 2020 – Catechesi sulle Beatitudini: 3. Beati quelli che sono nel pianto, perchรฉ saranno consolati (Mt 5,4))

Leggiamo ora il racconto tratto dal Vangelo di Luca 7, 11-15:

โ€œIn seguito Gesรน andรฒ in un villaggio chiamato Nain […]; quando fu vicino all’entrata di quel villaggio, Gesรน incontrรฒ un funerale: veniva portato alla sepoltura l’unico figlio di una vedova, e molti abitanti del villaggio erano con lei. Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: ‘Non piangere!’. Poi si avvicinรฒ alla bara e la toccรฒ: quelli che la portavano si fermarono. Allora disse: ‘Ragazzo, ti lo dico io: alzati!’. Il morto si alzรฒ e cominciรฒ a parlare. Gesรน allora lo restituรฌ a sua madreโ€.

In questo episodio troviamo la realizzazione della seconda beatitudine proclamata da Gesรน. Egli infatti dice alla donna: โ€œNon piangere!โ€, che non รจ una parola vuota ma, viceversa, carica di emotivitร  ed efficacia. Egli dona felicitร  a una madre vedova che piange amaramente la morte del suo unico figlio, ciรฒ di piรน caro aveva al mondo, condividendo anzitutto con lei il suo dolore e poi restituendole il figlio vivo!

Gesรน soffre con chi soffre e piange con chi piange. Si commuove e ha compassione. Il suo rendersi partecipe del dolore di chi piange lo porta ad asciugare le lacrime di sofferenza. Le asciuga rimuovendo la causa che le faceva versare, la morte del figlio unico. Gesรน dunque consola chi รจ nella tristezza.

Per la societร  attuale, dominata dallโ€™edonismo, il paradosso della beatitudine che meditiamo oggi, risulta incomprensibile. La cultura secolarizzata, che promuove lโ€™illusione che la scienza e la medicina possano sconfiggere definitivamente il dolore, non รจ in grado di rispondere alla domanda radicale di Giobbe e di Dostoevskij: perchรฉ gli innocenti continuano a soffrire ingiustamente, senza ragione?

Le lacrime di dolore non sono mai volute da Dio, il quale รจ buono e vuole solo il nostro bene. Contrariamente a quanto si sente spesso ripetere, la sofferenza viene da altrove, non viene da Dio. Non รจ vero quindi che ciรฒ che ci fa piangere di dolore o di tristezza รจ โ€œvolontร  di Dioโ€. Al contrario, se Egli, come in mille modi ci ha fatto sapere Gesรน, vuole soltanto e sempre la nostra vita e la nostra felicitร , dobbiamo dire che ciรฒ che si oppone ad esse รจ anche contrario alla sua volontร . Non รจ per niente vero che, come dice spesso la gente, โ€œsiamo nati per soffrireโ€.

Dio, secondo quello che possiamo capire dalle parole di Gesรน e soprattutto dal suo agire, non ci ha creato per soffrire, ma perchรฉ siamo felici della sua stessa felicitร . Egli โ€œnon gode con la morte dell’uomoโ€ (Ez 18, 32), ma รจ โ€œamante della vitaโ€ (Sap 11, 26), per cui vuole rimuovere ogni lacrima dagli occhi umani, come vuole far scomparire anche le cause che le provocano: le malattie, le incomprensioni, la solitudine, le ingiustizie, la guerra …

Perciรฒ possiamo affermare che quando la sofferenza fa scaturire lacrime dai nostri occhi, Dio sta con noi, per partecipare alla nostra stessa afflizione.

Oltre a soffrire con noi, Dio รจ anche con noi per aiutarci ad affrontare la sofferenza con dignitร , come Dio Padre stette con Gesรน appeso alla croce.

In quel terribile momento Egli visse una situazione umanamente assurda, ma Dio era con Lui per aiutarlo a vivere quella circostanza con un cuore di figlio, che ha piena fiducia nell’amore del Padre suo e con un cuore di fratello, che lo porta a perdonare perfino chi lo mette a morte. Perciรฒ la sua morte รจ โ€œpiena di beatitudineโ€, come dice un’antica preghiera eucaristica.

Ma questa seconda beatitudine pronunciata da Gesรน sta a dire anche un’altra cosa: che occorre fare il possibile per asciugare le lacrime che grondano dagli occhi umani, โ€œpiangendo con chi piangeโ€ (Rom 12, 15), essendo vicini a chi soffre e, nella misura delle proprie capacitร , rimuovendo le cause della sua sofferenza.

Asciugare le lacrime oggi significa aiutare l’uomo o la donna che sono nella solitudine e nell’incomprensione, essere capaci di ascoltare con profonditร  chi si sente emarginato, accompagnare chi รจ vittima della malattia o della estrema povertร , come fanno i tanti eroi e testimoni che condividono la vita dei poveri e sofferenti nei posti piรน miserevoli della terra.

Ma significa anche darsi da fare per sradicare quelle ingiustizie che, nella vita sociale in tutto il mondo, creano milioni di esclusi e di emarginati.

Pentecoste 2020


Pentecoste – Particolare dell’Abbazia della Dormizione di Maria sul monte Sion a Gerusalemme

Oggi festeggiamo la Pentecoste, una festa cristiana che spesso viene messa in secondo piano e non tutti ne conoscono il significato pieno.

La Pentecoste รจ la realizzazione del mistero pasquale.

Lo Spirito Santo รจ infatti il dono del Cristo risorto, anzi il frutto della sua obbedienza fino alla morte.

Il Giovedรฌ Santo, durante l’Ultima Cena, Gesรน afferma infatti: โ€œIo pregherรฒ il Padre ed egli vi darร  un altro Consolatore, perchรฉ rimanga con voi per sempreโ€ (Giovanni 14, 16)

Durante la sua Passione dunque, Gesรน ci promette lo Spirito Santo, che nella sua morte in Croce scaturisce dal suo costato inondando l’umanitร  intera.

Quando Gesรน appare risorto agli Apostoli la sera del giorno di Pasqua โ€œalitรฒ su di loro e disse: <<Ricevete lo Spirito Santo>>โ€.

รˆ Cristo dunque che con la sua morte e la sua risurrezione ci ha meritato il dono dello Spirito. La Pentecoste รจ il frutto della Pasqua.

Lo Spirito Santo rende attuale in noi tutto ciรฒ che Cristo ha compiuto una volta per sempre.

Cristo muore e risorge per โ€œradunare i figli dispersiโ€ (cfr. Giovanni 11, 52).

Nella storia, nel tempo รจ lo Spirito che rende contemporanea e attuale quest’opera.

A Pentecoste (cfr. Atti degli Apostoli 2) nasce la Chiesa, la comunitร  di amore.

Essa ha coscienza che non รจ nata da un progetto umano, nรฉ da volontร  d’uomo, ma da Dio.

Con un intervento prodigioso, Dio ha effuso il suo Spirito sugli apostoli e sui discepoli radunati in preghiera nel Cenacolo con Maria, la madre di Gesรน.

โ€œVenne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempรฌ tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersiโ€
(Atti degli Apostoli 2, 2-4)

La forza dello Spirito dona agli apostoli il coraggio di annunciare pubblicamente la risurrezione di Gesรน e apre il cuore di coloro che li ascoltano alla fede e alla conversione.

รˆ nata cosรฌ, nel giorno di Pentecoste, la prima comunitร  cristiana, segno e modello per le comunitร  cristiane di tutti i tempi; risposta divina all’esigenza profonda di comunione che nasce dal cuore umano; luce di speranza per tutti gli uomini e le donne.

Ai piedi del Sinai, dopo il passaggio del Mar Rosso, l’antica Pasqua, Dio fa agli ebrei il dono della sua Legge, consegnando i dieci comandamenti e trasforma cosรฌ una massa di schiavi in un popolo libero. Nasce cosรฌ l’antico popolo di Dio, nella festa della Pentecoste ebraica.

A Gerusalemme, cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesรน, la nuova Pasqua, Dio fa il dono dello Spirito Santo al gruppo dei credenti radunati nel Cenacolo e li trasforma interiormente. Nasce il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, nella Pentecoste cristiana.

Nella Chiesa, lo Spirito suscita la diversitร  dei carismi e li rende โ€œserviziโ€ per l’edificazione e la crescita dell’unico Corpo di Cristo.

La presenza dello Spirito Santo che opera, in modo implicito nell’Antico Testamento, e in modo esplicito nel Nuovo, va riconosciuta in ogni momento del piano della salvezza.

Egli รจ lo Spirito creatore che edifica il Corpo di Cristo; รจ il dono messianico per eccellenza che fa entrare l’uomo in un nuovo e definitivo rapporto con Dio e lo conforma a Cristo; conserva e alimenta la comunione di salvezza tra gli uomini.

Dono ottenuto e inviato a noi da Gesรน Cristo, ne continua e completa la missione, animando e guidando la Chiesa e il mondo nel cammino verso l’ultimo compimento.

รˆ lo Spirito che spinge la Chiesa a svilupparsi, a rinnovarsi, a capire i tempi, a evangelizzare il mondo; รจ lui che ne conserva la struttura organica e ne vivifica le istituzioni; รจ lui che viene comunicato nei sacramenti, per mezzo dei quali santifica il popolo di Dio.

Lo Spirito Santo, effuso nella Pentecoste, รจ principio di unitร  e di interioritร . Egli distribuisce alla Chiesa doni e carismi, vi suscita vocazioni e opere che lโ€™autoritร  non estingue ma discerne, giudica e coordina.

Lo Spirito Santo crea lโ€™uomo nuovo. 

Conosciamo che dimoriamo in Dio e Dio in noi perchรฉ ci ha fatto il dono del suo Spirito. E la prova che siamo figli รจ questa: โ€œDio mandรฒ lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, il quale grida: Abbร , Padreโ€ (cfr. Gal 4, 6).

รˆ per questo dono che โ€œnon siamo piรน schiavi, ma figli, e se figli, anche eredi, coeredi di Dio, coeredi di Cristoโ€ (cfr. Gal 4, 7). E diciamo allora: โ€œdove cโ€™รจ lo Spirito, lร  cโ€™รจ la libertร โ€ (cfr. 2 Cor 3, 17).

La Rivelazione ci mostra che Dio si inserisce sempre piรน intimamente nella sua creazione e che dona sempre piรน profondamente se stesso per rendere partecipe lโ€™uomo alla sua vita, per realizzare con lui la piรน intima comunione.

รˆ unโ€™opera unica finalizzata, fin dallโ€™inizio, a questa comunione. Essa inizia a partire dal Padre, che crea per amore, รจ realizzata dal Figlio, inviato dal Padre, per mezzo del mistero pasquale, attuata e portata a compimento nel tempo dello Spirito inviato dal Padre e dal Figlio.

Noi crediamo per fede che รจ lo Spirito Santo che ci ha resi โ€œuomini nuoviโ€, conformandoci interiormente a Cristo, trasformandoci in uomini e donne non con un cuore di pietra, bensรฌ di carne, che sanno amare. Figli del Padre e fratelli e sorelle di tutti gli uomini in Cristo: figli nel Figlio.

Lo Spirito Santo, che รจ Spirito di veritร , di amore e di unione, รจ sorgente dellโ€™amore autentico nel mondo: รจ la forza che spinge lโ€™uomo a superare i limiti dellโ€™egoismo, ad aprirsi. รˆ presente in ogni tentativo per la liberazione dellโ€™uomo, per la sua piena umanizzazione.

Concludendo, vorrei allora riferirmi al discorso del Santo Padre, durante l’incontro di Charis, il Servizio Internazionale per il Rinnovamento Carismatico Cattolico, alla Veglia di Pentecoste del 30 maggio 2020. Papa Francesco afferma infatti riguardo alla pandemia di coronavirus che stiamo vivendo:

โ€œTutta questa sofferenza non sarร  servita a nulla se non costruiremo tutti insieme una societร  piรน giusta, piรน equa, piรน cristiana, non di nome, ma di fatto, una realtร  che ci porti a una condotta cristiana.  Se non lavoreremo per porre fine alla pandemia della povertร  nel mondo, alla pandemia della povertร  nel Paese di ognuno di noi, nella cittร  dove vive ognuno di noi, questo tempo sarร  stato invano.

Dalle grandi prove dellโ€™umanitร , e tra queste la pandemia, si esce migliori o peggiori. Non si esce uguali. Io vi chiedo: Come volete uscirne voi? Migliori o peggiori? Ed รจ per questo che oggi ci apriamo allo Spirito Santo affinchรฉ sia Lui a cambiare il nostro cuore e ad aiutarci a uscirne miglioriโ€.

Riceviamo dunque in questa Pentecoste la forza dello Spirito Santo per uscire migliori di prima da questo momento di dolore e di prova rappresentato dalla pandemia.

BUONA PENTECOSTE!

La via delle Beatitudini – IV

Oggi stiamo vivendo un momento di grande difficoltร . Da una parte l’emergenza del coronavirus ha portato ad una crisi sanitaria ed economica, che รจ sotto gli occhi di tutti. Ma questo disagio aggrava ulteriormente lo smarrimento che la societร  odierna sta passato. Non parliamo solo di crisi economica, ma ancora peggio: abbiamo perso la nostra identitร  e non sappiamo piรน chi siamo. E, dunque, รจ anche un problema sapere cosa vogliamo e cosa possiamo essere.

C’รจ una crisi morale, in cui molti valori che una volta erano fondamentali, hanno perso di importanza e viceversa motivi effimeri sono divenuti essenziali.

La via dโ€™uscita dalla crisi รจ sempre piรน lontana. Oggi piรน che mai abbiamo bisogno di indicazioni riguardo a noi stessi. Dobbiamo capire come realizzarci in giusta maniera.

Il Discorso della Montagna รจ uno dei luoghi del Vangelo in cui tutto ciรฒ viene proclamato. Si parla di chi รจ beato. Beato รจ chi si realizza pienamente come essere umano. E Gesรน proclama appunto questo. Lo annuncia in forma paradossale. Perchรฉ la mentalitร  comune considera beato proprio chi fa il contrario di ciรฒ che lui dice.

Approfondiamo oggi la prima delle otto Beatitudini, narrate dal Vangelo di Matteo.

ยซBeati i poveri in spirito, perchรฉ di essi รจ il regno dei cieliยป (Matteo 5, 3).

Rispetto alla mentalitร  di questo mondo, risulta paradossale che la povertร  sia oggetto di gioia.

Chiunque vorrebbe combattere la povertร , giustamente, ma in questo passaggio della Bibbia, non parliamo tanto di povertร  di tipo economico, ma piuttosto dei โ€œpoveri del Signoreโ€ della tradizione biblica, gli โ€œanawimโ€, quelle anime che si abbandonano fiduciosamente nel Signore, proprio perchรฉ sono mendicanti di Dio.

Nell’umiltร  riconoscono l’infinita grandezza di Dio e la propria piccolezza e non temono, ma affidano a Dio tutto se stessi e sanno di avere da lui la vita e tutto il bene.

Per cui lโ€™atteggiamento รจ di un’anima umile, che confida solo nel Signore Dio (cfr. Sof 3,12).

I poveri in spirito sono i veri umili, coloro che, combattendo le difficoltร  di tutti i giorni, hanno preso coscienza dei propri limiti. Questi hanno scoperto la loro povertร  di esseri umani. Sanno che gli avvenimenti della vita sono legati solo in parte alla propria volontร .

I poveri in spirito sono quelli che capiscono che il loro io non รจ il centro del mondo e che il mondo non dipende da loro. Lo possono fare aprendosi agli altri. Lo possono fare aprendosi a Dio. E trovando in questa relazione la prospettiva e la forza, per vivere nel modo giusto quanto li puรฒ capitare.

Le persone al lato opposto sono coloro che hanno ogni pretesa di dominare e prevalere sullโ€™altro, che hanno ogni egoistico possesso materiale o spirituale.

I poveri in spirito sono coloro che si riconoscono per quello che sono: un nulla davanti a Dio. Lโ€™umiltร  รจ quindi riconoscere la nostra vera natura, la nostra povertร  e la nostra piccolezza di fronte alla ricchezza e alla grandezza di Dio. Per questo il Regno dei Cieli appartiene a queste persone, perchรฉ confessano lโ€™onnipotenza di Dio, lo accettano come Re della loro vita. Vivono giร  in questo regno.

Per Gesรน proprio questi poveri sono i primi destinatari del Vangelo, della Buona Notizia del Regno di Dio che egli annuncia (cfr. Mt 11,5-6; Lc 4,18): venuto per narrare a ogni essere umano il volto di Dio (cfr. Gv 1,18), Gesรน ha vissuto quale โ€œmite e umile di cuoreโ€ (Mt 11,29) e ha testimoniato il Regno dei Cieli vivendo in prima persona unโ€™esistenza colma di senso. Egli, infatti, aveva una ragione per la quale valeva la pena spendere la vita, fino alla morte: la libera scelta di amare tutti gli uomini suoi fratelli, persino i nemici.

Abbandono in Dio e difesa del debole sono i luoghi in cui โ€œDio regnaโ€ giร  ora, non in un futuro di lร  da venire.

Come detto la povertร  che si racconta qui, non รจ un mancare di tutto, non รจ miseria o indigenza, ma รจ una rinuncia a possedere per sรฉ: ciรฒ che si ha e si รจ, va sempre condiviso con gli altri; ciรฒ che si ha e si รจ, non va considerato come un privilegio, come un titolo di successo o di potere, ma occorre condividerlo, senza trattenerlo per sรฉโ€ฆ

Non lo si ripeterร  mai abbastanza: il vero nome della povertร  vissuta da Gesรน Cristo, e dunque della povertร  cristiana, รจ condivisione. Per questo il discepolo abbandona casa e campi per seguire Gesรน, abbandona anche la sicurezza della famiglia per stare con lui (cfr. Mc 10,29 e par.); egli condivide con i poveri ciรฒ che possiede, perchรฉ sa che il giudizio incombe e che nel giudizio Dio si mostra come vendicatore dei poveri, come colui che rende loro giustizia.

E la croce come esito di una vita vissuta nella giustizia rivela la povertร  vera di Gesรน: nessuno a difenderlo, nessuno a sostenerlo, come un uomo che non conta nulla per il potere e per la gente, un uomo solo e povero come il Servo sofferente di Isaia, come il giusto povero che nei Salmi puรฒ unicamente gridare a Dio, affidandogli tutta la propria vita!

Gesรน รจ stato โ€œil povero del Signoreโ€, dalla nascita fino alla morte: รจ stato libero come puรฒ esserlo solo chi รจ povero nel cuore; รจ stato capace di accogliere le umiliazioni, sottomettendosi per amore a tutti coloro che incontrava, senza rispondere alla violenza con la violenza, ma continuando sempre a vivere nellโ€™autentica, profonda povertร .

Gesรน ha saputo ascoltare il grido del povero, davanti al quale si รจ invece tentati di distogliere lo sguardo. Cosรฌ facendo, ha tracciato per noi un cammino preciso: dopo di lui, il povero che manca del necessario per vivere con dignitร  รจ โ€œsacramentoโ€ di Cristo, perchรฉ con lui Gesรน ha voluto identificarsi nel discorso sul giudizio finale (cfr. Mt 25,31-46), ma รจ nello stesso tempo โ€œsegnoโ€ dellโ€™ingiustizia che vige nel mondo, del venir meno degli umani al comandamento dellโ€™amore per il prossimo.

Solo attraverso lโ€™assunzione della semplicitร  e la disponibilitร  a rendere ogni giorno povero il nostro cuore, โ€œsulle tracce di Cristoโ€ (cfr. 1Pt 2,21), giungeremo alla comunione fraterna: รจ cosรฌ che nostro โ€œรจ il regno di Dioโ€ perchรฉ Dio regna nelle nostre vite; รจ cosรฌ che si puรฒ sperimentare giร  qui e ora, immersi nel duro mestiere di vivere, la beatitudine dei poveri in spirito, concessa a chi si esercita a fare della propria esistenza un capolavoro di amore.

La via delle Beatitudini – III

Gesรน, uomo delle beatitudini

Beati i poveri

Gesรน nasce povero,

muore nudo e solo su una croce.

Sceglie una vita povera,

non cerca ricchezze e onori.

Non sta con i potenti del mondo.

Condivide la sorte degli ultimi,

di quelli che non contano nulla

e attendono tutto da Dio.

A loro annuncia

la buona novella della salvezza.

Gesรน รจ l’uomo povero e libero

che si abbandona

nelle mani del Padre

e lo prega con fiducia.

Gesรน vive sempre

in comunione con Dio:

Gesรน รจ il regno di Dio.

Beati gli afflitti

Gesรน piange con chi piange,

si fa carico del dolore degli altri

e risponde al loro grido di aiuto.

Egli dona la vista ai ciechi,

l’udito ai sordi,

fa camminare gli storpi,

guarisce i malati di lebbra…

Al suo passaggio

il pianto si trasforma in gioia,

l’angoscia in speranza,

la morte in vita.

Gesรน รจ la consolazione

di coloro che soffrono.

Beati i miti

Gesรน รจ mite e umile di cuore.

Non tratta nessuno con violenza,

ma รจ buono verso tutti.

Non vuole dominare sugli altri.

ma sceglie l’ultimo posto

e si mette a loro servizio

fino a donare per essi la vita.

Gesรน รจ un Messia d’amore,

รจ il re della Pace:

non usa la forza

per portare la salvezza

e per instaurare il suo regno

di giustizia e di pace.

Beato chi ha fame e sete di giustizia

Gesรน รจ “giusto” con Dio e con gli uomini,

desidera ardentemente

di fare la volontร  di Dio.

รˆ disposto ad affrontare

anche la morte,

pur di compiere la missione

che il Padre gli ha affidato.

Gesรน รจ il Figlio obbediente

che si sazia

con il pane della fedeltร ,

che beve sino in fondo

il calice dell’obbedienza.

Beati i misericordiosi

Gesรน รจ misericordioso

e grande nel perdono.

Egli non รจ venuto per condannare,

ma per portare a tutti la salvezza.

รˆ venuto a cercare

ciรฒ che era perduto.

Gesรน accoglie i peccatori,

siede a mensa con loro,

li invita alla conversione.

Nel suo amore senza limiti

perdona coloro

che lo hanno condannato

a morire sulla Croce

e chiede per loro

il perdono di Dio.

Beati i puri di cuore

Gesรน รจ puro di cuore,

limpido e sincero.

รˆ l’uomo senza maschere,

che non ha secondi fini

e non inganna mai nessuno.

Dice con amore la veritร  a tutti

e denuncia ogni forma

di ipocrisia e di doppiezza.

Davanti al Sommo Sacerdote,

dichiara apertamente,

di essere il Messia tanto atteso,

il Figlio di Dio.

Preferisce morire

piuttosto che tradire la veritร .

Sul volto di Gesรน, vero uomo,

risplende il volto di Dio.

Beati gli operatori di pace

Gesรน รจ venuto a portare la pace,

quella vera, che nasce

dalla giustizia e dall’amore.

Il suo รจ un messaggio

di riconciliazione e di fraternitร .

Egli abbatte

il muro delle divisioni;

spezza il cerchio della violenza

e rompe il vortice della vendetta

con l’amore che perdona.

Gesรน risponde all’odio

con l’amore,

ama i nemici e prega per loro.

Gesรน รจ la pace.

Nel sangue della sua Croce

gli uomini tornarono ad essere

figli di Dio e fratelli fra loro.

Beati i perseguitati

Gesรน รจ perseguitato, giudicato

e ingiustamente condannato,

perchรฉ non รจ sceso a compromessi.

Ha preferito obbedire a Dio

piuttosto che agli uomini.

Si รจ consegnato volontariamente

nelle mani dei persecutori.

Con il suo amore obbediente distrugge

la disobbedienza del peccato;

con la sua morte vince la morte;

con la sua risurrezione

dona agli uomini

un futuro e una speranza

e li introduce nel regno di Dio.

Gesรน รจ il regno di Dio.

La via delle Beatitudini – II

Il grande annuncio della

“via nuova”

[1] Vedendo le folle, Gesรน salรฌ sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.

[2] Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

[3] “Beati i poveri in spirito,
perchรฉ di essi รจ il regno dei cieli.

[4] Beati gli afflitti,
perchรฉ saranno consolati.

[5] Beati i miti, perchรฉ erediteranno la terra.

[6] Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perchรฉ saranno saziati.

[7] Beati i misericordiosi,
perchรฉ troveranno misericordia.

[8] Beati i puri di cuore,
perchรฉ vedranno Dio.

[9] Beati gli operatori di pace,
perchรฉ saranno chiamati figli di Dio.

[10] Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perchรฉ di essi รจ il regno dei cieli.

[11] Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

[12] Rallegratevi ed esultate, perchรฉ grande รจ la vostra ricompensa nei cieli. Cosรฌ infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

Matteo 5, 1-12

Le Beatitudini annunciate da Gesรน, a una lettura immediata sconcertano, perchรฉ contraddicono la mentalitร  comune che dice: “Beati i ricchi”, “beato chi sta bene”.

Sono infatti una provocazione radicale ed รจ questo che le rende da sempre affascinanti.

Ci dice San Paolo nella Prima lettera ai Corinzi: “Ma Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ ignobile e disprezzato e ciรฒ che รจ nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perchรฉ nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1, 27-29)

La logica di Dio รจ ben diversa dalla logica degli esseri umani. Si contrappongono! La logica di Dio รจ l’Amore, che si riassume nella Croce.

Dio รจ Amore e la sapienza di Dio รจ cercare l’Amore, cioรจ l’interesse dell’altro. Mentre la mentalitร  dell’uomo รจ cercare il mio interesse e quindi la sapienza dell’uomo รจ egoistica, รจ una sapienza di dominio, รจ una sapienza di potere, di distruzione e di morte.

Dall’altra parte c’รจ invece la sapienza di vita che รจ quella di Dio.

Da una parte abbiamo la strategia mondana che ricerca appunto l’avere, l’avere di piรน, le ricchezze, perchรฉ quelle permettono tutto, e la persona saggia ed intelligente รจ quella che riesce ad averle, amministrarle, aumentarle; attraverso queste ricchezze tu puoi esercitare il potere, cioรจ hai un influsso sulle persone, domini, sei libero, e attraverso questo influsso vali, ti senti qualcuno. E tutto il male l’uomo lo fa semplicemente per questo motivo.

Dall’altra parte c’รจ invece la sapienza di Dio che รจ Amore. L’Amore non cerca assolutamente il proprio interesse, quindi l’Amore si spoglia, l’Amore รจ povertร , รจ debolezza: l’Amore dร  tutto fino a dar se stesso, l’unico suo potere รจ la debolezza estrema di offrirsi senza condizioni, come Gesรน sulla Croce.

รˆ chiara dunque questa tensione tra la sfida radicale del Discorso della Montagna da una parte e la limitatezza ed insufficienza umana dall’altra, che si rivelano nella messa in pratica di quella sfida.

La novitร  delle beatitudini

Gesรน, diversamente dalla mentalitร  di questo mondo, proclama beate, le persone povere e sofferenti.

Queste sono beate in forza di un avvenire felice a loro promesso.

Una promessa di cui Dio si fa garante.

Un esempio puรฒ aiutarci a capire:

un malato che ha la certezza della sua guarigione รจ felice nella sua sofferenza. รˆ felice non perchรฉ malato, ma perchรฉ ha la certezza della guarigione.

Il senso vero delle beatitudini, perรฒ, lo si comprende soltanto guardando Gesรน.

Gesรน non solo le ha proclamate, ma le ha anche vissute per primo.

Nel suo annuncio delle beatitudini c’รจ tutta la sua esperienza di uomo.

Esperienza che Egli invita a condividere.

Gesรน รจ l’uomo libero da se stesso e dalle cose, l’uomo che dร  a Dio il primo posto, l’uomo che ama la veritร  e la giustizia piรน della propria vita, l’uomo che ha risposto all’odio con l’amore: รจ l’innocente torturato e ucciso.

Gesรน risorto, garante delle beatitudini

Di fronte alla morte di Gesรน sulla croce, sembra che la vittoria del male sia totale e definitiva.

In realtร  รจ solo temporanea e apparente.

Dio riuscita l’innocente ucciso, che ha creduto nell’Amore.

La risurrezione di Gesรน รจ il segno della vittoria sul male e sulla sofferenza; il segno che la speranza della felicitร  futura non รจ una illusione.

Senza la risurrezione di Gesรน, le beatitudini sarebbero parole prive di fondamento: un messaggio di alienazione e non di liberazione.

Cristo risorto รจ il garante delle beatitudini.

Il futuro felice, che le beatitudini promettono, รจ diventato realtร  presente nella persona di Gesรน morto e risorto.

Senza la fede in Lui, le beatitudini sono incomprensibili.

Esse non sono semplicemente dei comandamenti, ma sono dono, grazia, nuova possibilitร  di vita, vita nella certezza della salvezza eterna e nel realizzarsi dell’uomo, giร  su questa terra.

Questa pagina evangelica รจ la sintesi dell’insegnamento di Gesรน sull’identitร  dell’uomo nuovo.

Dobbiamo anelare a esserlo!

Beato: “il termine originale non indica uno che ha la pancia piena o se la passa bene, ma รจ una persona che รจ in una condizione di grazia, che progredisce nella grazia di Dio e che progredisce sulla strada di Dio: la pazienza, la povertร , il servizio agli altri, la consolazione โ€ฆ Coloro che progrediscono in queste cose sono felici e saranno beati.” (Papa Francesco)

La via delle Beatitudini

La vita secondo il progetto di Dio

Che cosa devo intraprendere per vivere da persona umana?

Quali valori devo realizzare?

La luce della coscienza morale, cioรจ la capacitร  di distinguere il bene e il male e di agire di conseguenza, รจ la prima guida sulla via della giustizia e dell’amore.

Ma la coscienza รจ sottoposta alla pressione degli istinti e di una opinione pubblica non sempre conforme alla legge morale.

Cosรฌ รจ facile giudicare le azioni non sul metro esigente della veritร , ma secondo i nostri comodi o la mentalitร  della maggioranza, di questa nostra odierna societร  secolarizzata.

Il cristiano che sceglie Gesรน come suo unico Maestro di vita, si lascia illuminare dalla sua parola e la accoglie come guida sicura della sua coscienza.

Per il cristiano Gesรน รจ la via, la veritร  e la vita (cfr. Giovanni 14, 6)

La vita morale รจ una lotta.

Vivere nell’amore in un mondo dominato dall’egoismo e dall’ingiustizia, rifiutare di unirsi alla sua logica di dominio, di violenza, di sopruso significa andare incontro a inevitabili sofferenze.

La fedeltร  alla coscienza morale puรฒ condurre a dover scegliere senza esitazione fra la giustizia e la propria vita.

Chi ci assicura che le sofferenze e la morte dell’uomo giusto non segnino la vittoria del prepotente e del malvagio?

Il cuore ha il presentimento che il male non puรฒ avere l’ultima parola, che il futuro รจ del bene.

La certezza perรฒ ci รจ donata da Gesรน nelle beatitudini e soprattutto dal fatto che Lui per primo, l’Innocente, l’Agnello senza macchia, รจ stato ucciso ed รจ risuscitato a vita nuova.

Gesรน con la sua Passione, Morte e Risurrezione ha vinto sul peccato, la malattia, la morte e il male in generale.

Da questa vittoria dell’Amore nasce la gioia di Pasqua e ci trasforma e ci rende donne e uomini nuovi.

Le persone educano la propria coscienza morale quando non si chiudono in se stessi, nell’autosufficienza dei propri ragionamenti, nel cedimento all’arroganza degli istinti o alla pressione delle opinioni dominanti, ma restano invece aperti e disponibili al confronto sereno e sincero con proposte esigenti, come ad esempio quelle del Vangelo.

Il Discorso della Montagna รจ stato un punto di riferimento della coscienza morale per generazioni e generazioni nei duemila anni del cristianesimo, sia per i cristiani, sia per i non credenti. E rimane sempre attuale.

I santi, che lo hanno vissuto concretamente, sono diventati esemplari della piรน alta umanitร .

Vorrei quindi proporvi un itinerario che riguarda le Beatitudini e il Discorso della Montagna, che ci aiuta a vivere secondo la chiamata di Dio, per essere realizzati come persone, per tendere alla santitร  di vita e percorrere la via della gioia.

Un tema questo che ha illuminato tante persone, molto caro a me e affrontato recentemente anche da Papa Francesco durante le Udienze Generali a partire dal 29 gennaio di quest’anno.

Dice infatti il Santo Padre introducendo queste Catechesi:

“รˆ difficile non essere toccati da queste parole di Gesรน, ed รจ giusto il desiderio di capirle e di accoglierle sempre piรน pienamente. Le Beatitudini contengono la โ€œcarta dโ€™identitร โ€ del cristiano – questa รจ la nostra carta dโ€™identitร  -, perchรฉ delineano il volto di Gesรน stesso, il suo stile di vita.”

E afferma ancora:

“Dio, per donarsi a noi, sceglie spesso delle strade impensabili, magari quelle dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte. รˆ la gioia pasquale di cui parlano i fratelli orientali, quella che ha le stimmate ma รจ viva, ha attraversato la morte e ha fatto esperienza della potenza di Dio. Le Beatitudini ti portano alla gioia, sempre; sono la strada per raggiungere la gioia.”

Buon viaggio!!!

The Sermon on the Mount Carl Bloch, 1890

Tempo di Pasqua

โ€œPERCHร‰ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE รˆ VIVO?โ€

Vangelo di Luca 24, 5
  • Gesรน รจ risorto

Leggi: Luca 24, 1-12

[1] Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sรฉ gli aromi che avevano preparato.

[2] Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro;

[3] ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesรน.

[4] Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti.

[5] Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: “Perchรฉ cercate tra i morti colui che รจ vivo?

[6] Non รจ qui, รจ risuscitato. Ricordatevi come vi parlรฒ quando era ancora in Galilea,

[7] dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno”.

[8] Ed esse si ricordarono delle sue parole.

[9] E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri.

[10] Erano Maria di Mร gdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli.

[11] Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse.

[12] Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornรฒ a casa pieno di stupore per l’accaduto.

Riflessione:                                    

Da quel mattino di Pasqua lโ€™annuncio della Risurrezione continua a risuonare nel mondo: โ€œNon abbiate paura! Voi cercate Gesรน Nazareno, il crocifisso. รˆ risorto, non รจ qui.โ€

Con la risurrezione di Gesรน Dio ha dato una certezza nuova allโ€™umanitร : la morte non รจ lโ€™ultima parola sulla vita dellโ€™uomo! รˆ questa la speranza cristiana: in Gesรน risorto, Dio chiama ogni vivente alla vita nuova, alla vita eterna.

BUONA SANTA PASQUA

[3] Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesรน Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesรน Cristo dai morti, per una speranza viva, [4] per una ereditร  che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa รจ conservata nei cieli per voi, [5] che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi. [6] Perciรฒ siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pรฒ afflitti da varie prove, [7] perchรฉ il valore della vostra fede, molto piรน preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesรน Cristo: [8] voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciรฒ esultate di gioia indicibile e gloriosa, [9] mentre conseguite la mรจta della vostra fede, cioรจ la salvezza delle anime.

Prima Lettera di Pietro 1, 3-9

La gioia di Pasqua, che nasce dalla vittoria dellโ€™amore sul peccato, la malattia e la morte, ci trasforma e ci rende donne e uomini nuovi.

Gesรน morendo e risorgendo ha vinto tutto questo e ci ha donato la salvezza.

Siamo quindi chiamati a testimoniare questa gioia agli altri.

In particolare in questo periodo difficile, di dolore e di sofferenza, dove tutti siamo privati dei nostri agi e di alcune libertร  per il bene comune, dobbiamo continuare a sperare nella Risurrezione di Gesรน.

Egli รจ venuto per donarci il suo amore misericordioso e la vita eterna.

Buona Santa Pasqua di Risurrezione!

Vi lascio con due brani del Rinnovamento nello Spirito Santo, che cantano la gioia di Pasqua: