La via delle Beatitudini – XI

«Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.» (Matteo 5, 10-12)

L’ottava beatitudine può essere intesa come il coronamento di ciò che viene detto da Gesù nel discorso della montagna.

C’è un segno ben preciso, stilistico, che conferma quest’idea. Anche qui, come per i poveri in spirito di cui parla la prima beatitudine, ai perseguitati a causa della giustizia viene promesso il regno dei cieli.

Il cerchio si chiude.

Le cose, tuttavia, non sono così semplici come si crede. Nel discorso della montagna, infatti, della giustizia si è già parlato. E dunque sembra che l’ottava beatitudine costituisca una ripetizione di quanto veniva detto a proposito di chi, della giustizia, ha fame e sete. Di più. Sembra che suggerisca, in maniera disillusa, che il voler avere giustizia, nel mondo in cui viviamo, sia causa di persecuzione. Anche se questo fatto, nelle parole di Gesù, non porta certo alla disperazione, bensì alla gioia.

In realtà la prospettiva in cui si guarda alla giustizia nella quarta e nell’ottava beatitudine è molto diversa.

Nel primo caso la giustizia è qualcosa a cui si aspira.

Nel secondo caso si patiscono le conseguenze di quest’aspirazione e del tentativo di realizzarla. Si tratta anzi, qui, di una beatitudine in cui la persona chiamata in causa non è considerata per quello che è, ma per quello che ha fatto o può fare.

Ma in che modo si può essere perseguitati a causa della giustizia? Che cosa vuol dire, qui, «giustizia»? Il riferimento non è, evidentemente, a coloro che sono vittime di una cattiva interpretazione della legge. Il discorso è più ampio. I veri giusti sono coloro che seguono Gesù. Sono coloro che non solo si conformano ai suoi insegnamenti, ma soprattutto che agiscono allo stesso modo in cui Gesù si è comportato. Fino a essere messo in croce proprio perché giusto.

La fede cristiana si realizza infatti proprio attraverso una relazione impegnativa e coinvolgente: la relazione personale con Gesù Cristo. E questa relazione è coinvolgente proprio in quanto spinge a seguirlo.

Le beatitudini dicono che cosa significa e come si compie questo legame con ciò che Gesù è e fa. E dicono che, in questo modo, l’uomo e la donna si realizzano sempre più pienamente, appunto come esseri umani.

Ecco perché – proprio nel riferimento a questo rapporto personale con Gesù che il cristiano è chiamato ad attuare, proprio nell’indicazione di questa sua possibilità di seguire fino in fondo ciò che viene detto nel discorso della montagna – trova qui piena conclusione la sequenza delle beatitudini.

Infatti solo ora diviene chiaro che cosa comporta l’assunzione dell’atteggiamento – innocente, bisognoso di consolazione, mite, volto alla ricerca della giustizia, misericordioso, puro, pacifico – che Gesù incarna. Comporta la fioritura della figura del giusto. Ma implica anche la possibilità che il giusto, proprio perché tale, venga perseguitato.

Com’è accaduto a Gesù stesso. Come sempre più spesso, in tante parti del mondo, accade oggi ai cristiani e non solo. Anche se i cristiani sanno, in ogni caso, che proprio dei giusti è il regno dei cieli.

Il Santo Padre ci spiega a proposito di questa ultima beatitudine:

“La povertà in spirito, il pianto, la mitezza, la sete di santità, la misericordia, la purificazione del cuore e le opere di pace possono condurre alla persecuzione a causa di Cristo, ma questa persecuzione alla fine è causa di gioia e di grande ricompensa nei cieli.

Il sentiero delle Beatitudini è un cammino pasquale che conduce da una vita secondo il mondo a quella secondo Dio, da un’esistenza guidata dalla carne – cioè dall’egoismo – a quella guidata dallo Spirito.

Il mondo, con i suoi idoli, i suoi compromessi e le sue priorità, non può approvare questo tipo di esistenza. Le “strutture di peccato”, spesso prodotte dalla mentalità umana, così estranee come sono allo Spirito di verità che il mondo non può ricevere (cfr Gv 14, 17), non possono che rifiutare la povertà o la mitezza o la purezza e dichiarare la vita secondo il Vangelo come un errore e un problema, quindi come qualcosa da emarginare. Così pensa il mondo: “Questi sono idealisti o fanatici…”. Così pensano loro.

Se il mondo vive in funzione del denaro, chiunque dimostri che la vita può compiersi nel dono e nella rinuncia diventa un fastidio per il sistema dell’avidità. Questa parola “fastidio” è chiave, perché la sola testimonianza cristiana, che fa tanto bene a tanta gente perché la segue, dà fastidio a coloro che hanno una mentalità mondana. La vivono come un rimprovero.

Quando appare la santità ed emerge la vita dei figli di Dio, in quella bellezza c’è qualcosa di scomodo che chiama ad una presa di posizione: o lasciarsi mettere in discussione e aprirsi al bene o rifiutare quella luce e indurire il cuore, anche fino all’opposizione e all’accanimento (cfr Sap 2, 14-15).

È curioso, attira l’attenzione vedere come, nelle persecuzioni dei martiri, cresce l’ostilità fino all’accanimento. Basta vedere le persecuzioni del secolo scorso, delle dittature europee: come si arriva all’accanimento contro i cristiani, contro la testimonianza cristiana e contro l’eroicità dei cristiani.

Ma questo mostra che il dramma della persecuzione è anche il luogo della liberazione dalla sudditanza al successo, alla vanagloria e ai compromessi del mondo. Di cosa si rallegra chi è rifiutato dal mondo per causa di Cristo? Si rallegra di aver trovato qualcosa che vale più del mondo intero. Infatti «quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?» (Mc 8, 36). Quale vantaggio c’è lì?

È doloroso ricordare che, in questo momento, ci sono molti cristiani che patiscono persecuzioni in varie zone del mondo, e dobbiamo sperare e pregare che quanto prima la loro tribolazione sia fermata. Sono tanti: i martiri di oggi sono più dei martiri dei primi secoli. Esprimiamo a questi fratelli e sorelle la nostra vicinanza: siamo un unico corpo, e questi cristiani sono le membra sanguinanti del corpo di Cristo che è la Chiesa.

Ma dobbiamo stare attenti anche a non leggere questa beatitudine in chiave vittimistica, autocommiserativa. Infatti, non sempre il disprezzo degli uomini è sinonimo di persecuzione: proprio poco dopo Gesù dice che i cristiani sono il «sale della terra», e mette in guardia dal pericolo di «perdere il sapore», altrimenti il sale «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente» (Mt 5, 13). Dunque, c’è anche un disprezzo che è colpa nostra, quando perdiamo il sapore di Cristo e del Vangelo.

Bisogna essere fedeli al sentiero umile delle Beatitudini, perché è quello che porta ad essere di Cristo e non del mondo. Vale la pena di ricordare il percorso di San Paolo: quando pensava di essere un giusto era di fatto un persecutore, ma quando scoprì di essere un persecutore, divenne un uomo d’amore, che affrontava lietamente le sofferenze della persecuzione che subiva (cfr Col 1, 24).

L’esclusione e la persecuzione, se Dio ce ne accorda la grazia, ci fanno somigliare a Cristo crocifisso e, associandoci alla sua passione, sono la manifestazione della vita nuova. Questa vita è la stessa di Cristo, che per noi uomini e per la nostra salvezza fu «disprezzato e reietto dagli uomini» (cfr Is 53, 3; At 8, 30-35).

Accogliere il suo Spirito ci può portare ad avere tanto amore nel cuore da offrire la vita per il mondo senza fare compromessi con i suoi inganni e accettandone il rifiuto. I compromessi con il mondo sono il pericolo: il cristiano è sempre tentato di fare dei compromessi con il mondo, con lo spirito del mondo.

Questa – rifiutare i compromessi e andare per la strada di Gesù Cristo – è la vita del Regno dei cieli, la più grande gioia, la vera letizia. E poi, nelle persecuzioni c’è sempre la presenza di Gesù che ci accompagna, la presenza di Gesù che ci consola e la forza dello Spirito che ci aiuta ad andare avanti.

Non scoraggiamoci quando una vita coerente col Vangelo attira le persecuzioni della gente: c’è lo Spirito che ci sostiene, in questa strada.”

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