Piedi di cerva sulle Alte Vette

di Hannah Hurnard, scrittrice cristiana britannica

Questo libro descrive il viaggio mistico dell’anima a Dio sotto forma di un racconto allegorico-simbolico.

È insieme di immediata comprensione, di gusto saporoso, di profonda sostanza.

In un momento di sete spirituale ardente come quello che viviamo attualmente, è un’opera adatta a liberare l’anelito, radicato in ogni cuore nonostante la sua miseria, ad essere riunito con Dio e rivela la chiave per una “vita vittoriosa” vissuta sulle “Alte Vette” dell’Amore. Il libro sacro del “Cantico dei Cantici” è il filo conduttore per questa piena realizzazione di sé nel dono totale.

 Come accettare il male e trionfare su di esso; come famigliarizzare con l’angoscia, il dubbio, il dolore trasformandoli in qualcosa d’incomparabilmente prezioso; come purificarsi da ogni forma di egoismo per vivere infine una comunione totale con Dio e quindi con i fratelli: ecco le vere lezioni di questo “viaggio al di là di sé”.

Una lettura che lascia dapprima sorpresi, poi scossi, poi commossi e infine convinti.

Dio ci ha creati per sé e i nostri cuori non conosceranno riposo, né gioia finché non lo avranno trovato, come ci ricorda Sant’Agostino e come leggeremo in questo libro.

In quest’opera scopriremo inoltre la capacità di reagire in ogni circostanza al male, alla tribolazione, al dolore, all’angoscia e ad ogni cosa storta, in modo da trasformare tutto ciò in un perenne inno di lode e di gloria a Dio.

Vi vorrei lasciare con il seguente passaggio tratto da questo testo. Descrive molto bene come opera lo Spirito Santo, quando viene in noi, inondandoci del suo amore e riempiendoci della sua grazia.

«Dopo aver scalato la scogliera, scorse una piccola insenatura completamente circondata sui tre lati dagli alti scogli. Non vi era nulla sulla sabbia eccetto dei pezzi di legno marciti e delle alghe arenate. L’impressione prevalente che ne provò fu di profonda desolazione. Quella piccola insenatura sembrava giacere laggiù come un cuore svuotato e anelante alla marea che l’aveva abbandonata e che ora era così lontana da sembrare non dovesse mai più tornare.

Quando Timorosa, spinta dal desiderio, ritornò alla stessa baia solitaria qualche ora più tardi, tutto era cambiato. Le onde vi interrompevano con tutta la forza dell’alta marea e divoravano il lembo di spiaggia. Guardando dall’alto della scogliera, ella vide che l’insenatura, prima così vuota, adesso traboccava. Grandi onde, rumoreggianti e ridenti insieme, vi si riversavano attraverso la stretta entrata e rimbalzavano contro gli scogli, invadendone con impeto irresistibile nicchie e anfratti.

Vedendo questa trasformazione, Timorosa si inginocchiò sulla sommità della scogliera e lì costruì il suo terzo altare. “Signore!”, gridò, “vi ringrazio per avermi condotta fin qui. Guardatemi ora, sono quassù, vuota com’era quella piccola baia, ma in attesa del momento in cui mi riempirete completamente con l’alta marea dell’Amore”.»

BUONA LETTURA!

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