Vivere la Quaresima

Venerdì Santo

VOLGERANNO LO SGUARDO A COLUI CHE HANNO CROCIFISSO

Vangelo di Giovanni 19, 37/ Libro di Zaccaria 12, 10
  • Morte di Gesù
  • La sepoltura
Sommità del Calvario all’interno della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Leggi: Matteo 27, 45-66

[45] Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.

[46] Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

[47] Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”.

[48] E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.

[49] Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”.

[50] E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

[51] Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

[52] i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.

[53] E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

[54] Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

[55] C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

[56] Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

[57] Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.

[58] Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.

[59] Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo

[60] e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

[61] Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l’altra Maria.

[62] Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:

[63] “Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

[64] Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!”.

[65] Pilato disse loro: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”.

[66] Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

La Pietà di Michelangelo – Basilica di San Pietro in Vaticano

Riflessione:                                    

Quando Gesù emette l’ultimo respiro e muore, con la preghiera sulle labbra e nella più assoluta fedeltà a Dio, in realtà è la morte ad essere sconfitta. Davanti a Gesù che muore in questo modo, chi ha fede può dire: “Quest’uomo è davvero Figlio di Dio!”

Gesù compie fino in fondo la volontà del Padre. Attua l’amore infinto di Dio per gli uomini a prezzo della propria vita. Egli è il Figlio obbediente fino alla morte e alla morte di croce.

Gesù morendo nudo, povero e solo su una croce, sacrificando la Sua vita per noi, ha rivelato che l’uomo si realizza non nel possesso delle cose e nel dominio degli altri, ma nell’amore gratuito, totale e incondizionato.

La Pietra dell’Unzione – Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme

Vivere la Quaresima

Venerdì della VI settimana

Oggi vorrei riproporvi quello che abbiamo vissuto venerdì scorso, il 27.03.2020, durante la funzione voluta dal Santo Padre di fronte alla pandemia di coronavirus.

“Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori”, sappiamo “che Tu hai cura di noi”, ha detto prima dell’adorazione del Santissimo Sacramento e della Benedizione Urbi et Orbi, alla quale è stata annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

È stato un momento che passerà alla storia. In una piazza San Pietro insolitamente vuota e sotto la pioggia battente, la riflessione di papa Francesco e i suoi gesti hanno toccato i cuori di credenti, agnostici e atei.

Nel silenzio di questa piazza il Pontefice però non era solo: con lui c’erano la Santissima Vergine Maria, rappresentata dall’icona della Salus populi romani, da sempre venerata in Santa Maria Maggiore, e il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso, che protesse Roma dalla “grande peste”.

Credo sia uno spunto importante per il nostro cammino di fede.

Vangelo secondo Marco 4, 35-41

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Commento del Santo Padre:

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver calmato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40).

Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati.

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo che riaccenda la speranza.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

Meditiamo queste toccanti parole, ascoltando questo canto del Rinnovamento nello Spirito Santo:

Vivere la Quaresima

Venerdì della V settimana

“UOMO DEI DOLORI CHE BEN CONOSCE IL PATIRE

Libro di Isaia 53, 3
  • Il servo del Signore

Leggi: Isaia 52, 13 – 53, 12

[13] Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e molto innalzato.

[14] Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –

[15] così si meraviglieranno di lui molte genti;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

53

[1] Chi avrebbe creduto alla nostra rivelazione?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

[2] È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per provare in lui diletto.

[3] Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia,
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

[4] Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.

[5] Egli è stato trafitto per i nostri delitti,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

[6] Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.

[7] Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.

[8] Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua sorte?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

[9] Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tumulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.

[10] Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in espiazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

[11] Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà la loro iniquità.

[12] Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha consegnato se stesso alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i peccatori.

Riflessione:

La donazione del Servo del Signore è totale e docile, come quella dell’agnello sacrificale, che si immola per ciascuno di noi, per la nostra salvezza.

Gesù ha condiviso il nostro destino di sofferenza e di morte, ha donato la Sua vita per noi sul legno della croce. Così ci ha rivelato che Dio è Padre, che Dio è Amore, che Dio ci ama di un amore infinito.

Gesù spezza il cerchio della violenza. Va volontariamente incontro alla morte, sconfigge l’odio che uccide con l’amore che perdona e dà la vita.

Vivere la Quaresima

Venerdì della IV settimana

LO COSTRINSERO A PRENDER SU LA CROCE DI LUI

Vangelo di Matteo 27, 32
  • La corona di spine
  • Sulla via del calvario
  • La crocifissione

Leggi: Matteo 27, 27-44

[27] Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.

[28] Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto

[29] e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”.

[30] E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.

[31] Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.

[32] Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

[33] Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,

[34] gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.

[35] Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.

[36] E sedutisi, gli facevano la guardia.

[37] Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”.

[38] Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

[39] E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:

[40] “Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”.

[41] Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:

[42] “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

[43] Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”.

[44] Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.

Gesù cade sotto il peso della croce
Particolare di una cappella – Via Dolorosa a Gerusalemme

Riflessione:

I soldati non potevano perdere l’occasione di prendersi gioco di questo povero illuso che diceva di essere il Re dei Giudei. Ne fanno un sovrano da burla: un manto rosso sulle spalle, una canna nella mano destra e una corona di spine. Lo scherniscono, Gli sputano addosso, Lo bastonano.

Spogliato di tutto, anche della Sua dignità umana, Cristo assume la sorte degli uomini e delle donne emarginati e oppressi, privati di ogni diritto e dignità.

Gesù ha accettato di bere fino in fondo il “calice” che il Padre Gli ha offerto. Rifiuta il vino drogato perché vuole morire in piena coscienza e libertà.

Gesù è stato crocifisso alle nove, l’ora in cui i sacerdoti ebrei immolavano a Dio il sacrificio del mattino. Gesù è la nuova vittima sacrificale che apre il giorno nuovo della salvezza. Questo agli occhi della fede. Ma allo sguardo soltanto umano, la Passione e Morte appaiono un completo fallimento e scandalo. Gesù non salva se stesso, non scende dalla croce e il Padre non interviene in Suo favore. Bisogna aspettare il giorno dopo il sabato per contemplare la vittoria di Dio.

Vivere la Quaresima

Venerdì della III settimana

CHI DEI DUE VOLETE CHE VI RILASCI?

Vangelo di Matteo 27, 21
  • Gesù davanti a Pilato
  • La condanna a morte

Leggi: Matteo 27, 1-26

[1] Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.

[2] Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.

[3] Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani

[4] dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu!”.

[5] Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

[6] Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: “Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue”.

[7] E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.

[8] Perciò quel campo fu denominato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi.

[9] Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,

[10] e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.

[11] Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l’interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose “Tu lo dici”.

[12] E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.

[13] Allora Pilato gli disse: “Non senti quante cose attestano contro di te?”.

[14] Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

[15] Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.
[16] Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.

[17] Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?”.

[18] Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

[19] Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua”.

[20] Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.

[21] Allora il governatore domandò: “Chi dei due volete che vi rilasci?”. Quelli risposero: “Barabba!”.

[22] Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”.

[23] Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”.

[24] Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: “Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!”.

[25] E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”.

[26] Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Riflessione:

Gesù risponde a Pilato di essere veramente il Re dei Giudei. Ma i fatti sembrano contraddire in tutto le Sue parole. Egli è debole e indifeso, e viene condannato a morte senza difficoltà.

Gesù è rifiutato come Re dei Giudei, Messia e Figlio di Dio dai capi del popolo ebraico, da Pilato, dai soldati che Lo insultano e Lo deridono, dalla folla che Gli preferisce un assassino.

Gesù accetta su di sé il peso di questo rifiuto e offre la Sua vita al Padre come libera risposta di amore.

Vivere la Quaresima

Venerdì della II settimana

NON CONOSCO QUELL’UOMO

Vangelo di Matteo 26, 72.74
  • Gesù davanti al sinedrio
  • Rinnegamenti di Pietro

Leggi: Matteo 26, 57-75

[57] Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.

[58] Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.

[59] I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;

[60] ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

[61] Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”.

[62] Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”.

[63] Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

[64] “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo”.

[65] Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;

[66] che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.

[67] Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,

[68] dicendo: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?”.

[69] Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”.

[70] Ed egli negò davanti a tutti: “Non capisco che cosa tu voglia dire”.

[71] Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”.

[72] Ma egli negò di nuovo giurando: “Non conosco quell’uomo”.

[73] Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: “Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!”.

[74] Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò.

[75] E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: “Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte”. E uscito all’aperto, pianse amaramente.

Riflessione:

I falsi testimoni si contraddicono: appare così ancora più luminosa l’innocenza di Gesù. Quando il suo fallimento sembra totale, Egli dichiara di essere il Messia e Figlio di Dio. Le Sue parole vengono considerate una bestemmia che merita la morte. Esse sono invece la grande rivelazione: Gesù è colui che ristabilisce l’alleanza tra Dio e gli uomini.

Pietro, assalito dalla paura, sconfessa Gesù; dice di non averLo mai visto. È difficile riconoscere in Gesù, inerme e indifeso, la potenza di Dio. Solo la fede permette di scorgere la realtà vera che sta al di là di ciò che si vede. E la fede è dono da chiedere nella preghiera.

Pietro, che nel Getsèmani non ha saputo pregare, cede alla tentazione e rinnega Gesù.

Vivere la Quaresima

Venerdì della I settimana

VEGLIATE CON ME

Vangelo di Matteo 26, 38
  • Gesù nel Getsèmani
  • L’arresto di Gesù

Leggi: Matteo 26, 36-56

[36] Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”.

[37] E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.

[38] Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”.

[39] E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”.

[40] Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: “Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?

[41] Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”.

[42] E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”.

[43] E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.

[44] E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

[45] Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.

[46] Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina”.

[47] Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.
[48] Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”.

[49] E subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò.

[50] E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

[51] Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

[52] Allora Gesù gli disse: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

[53] Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?

[54] Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”.

[55] In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

[56] Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.

Getsèmani

Riflessione:

Con una preghiera intensa e appassionata, Gesù si affida al Padre e trova la forza di compiere la Sua volontà, di attuare il suo progetto di salvezza passando attraverso la sofferenza e la morte.

Gesù accetta che il Padre “non intervenga”; accetta per sé la condizione di uomo in tutta la sua fragilità. Non usa il potere che gli deriva dall’essere Figlio di Dio e inizia con coraggio il cammino che lo conduce alla morte.

Uno dei suoi discepoli lo tradisce; gli altri non sono capaci di vegliare e pregare con Lui e poi Lo abbandonano. Gesù è solo tra i suoi nemici.

Buona Quaresima

Con il mercoledì delle Ceneri, inizia oggi il tempo di Quaresima.

Quaranta giorni che non vanno affrontati con spirito ‘vecchio’, quasi fosse un impegno pesante e fastidioso, ma con lo spirito nuovo di chi ha trovato in Gesù e nel suo mistero pasquale il senso della vita, e capisce che tutto ormai deve riferirsi a Lui.

Non viviamo la Quaresima come un tempo di tristezza e di privazioni, bensì viviamola preparando nella gioia il nostro cuore all’Amore incondizionato di Gesù, che si dona e del Padre, che ce lo dona.   

È il tempo di misericordia, tempo di grazia, tempo di conversione e tempo di amore.

Tempo di misericordia

Dio ci aspetta in questo periodo a braccia aperte, come il Padre della parabola del figliol Prodigo, che lo accoglie nonostante i suoi errori e i suoi peccati, perché il suo cuore è ricco di misericordia e non vuole che si perda, ma che torni in vita e si senta realizzato come persona e come figlio.

Nonostante le nostre colpe, Dio ci apre il suo cuore e ci dona il suo olio misericordioso, che come balsamo guarisce le nostre ferite, allevia le nostre sofferenze e ci dona una vita nuova.

Tempo di grazia

È il momento favorevole: tempo di uscire dall’Egitto delle nostre idolatrie e metterci in cammino per giungere alla libertà di figli. Uscire dai nostri sepolcri per incontrare la Luce di Gesù, nostro Signore e Salvatore.

I nostri peccati, il nostro Egitto, gli idoli che ci costruiamo, tutto viene distrutto da questa potenza liberatrice. Noi emergiamo da questo mondo di morte, che è stata e che ancora può essere la nostra vita e, nell’affiorare alla luce, noi incontriamo Colui che ci ha liberato e salvato.

È Lui che ci trae dalla tomba, che apre i nostri sepolcri; è Lui che ci fa vivere in un mondo nuovo; è Lui che ci fa superare la disperazione, l’angoscia e ci fa vivere nella speranza che non delude; allora chiameremo Dio Colui che ci ha liberati e salvati.

Tempo di conversione

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”.

Vangelo di Marco 1, 15

Siamo chiamati a ritornare al Signore. Come nel giorno del nostro Battesimo, quando l’acqua battesimale ha distrutto l’uomo vecchio per far risorgere l’uomo nuovo in Cristo Gesù.

Diventa necessario un autentico cammino di conversione. Conversione è rottura di una mentalità orientata verso il peccato che è tristezza, o verso valori puramente umani, che non possono realizzare pienamente le aspirazioni dell’uomo, per aderire all’alleanza che Dio continuamente propone, attento e sensibile ai veri bisogni dell’uomo.

Tempo di amore

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Vangelo di Giovanni 15, 12-13

La Quaresima non può e non deve essere solo un camminare, ma soprattutto un sostare e volgere lo sguardo a Colui che hanno trafitto. Solo guardando Gesù Crocifisso, possiamo conoscere la misericordia del Padre, perché il Crocifisso è la rivelazione più sconvolgente dell’amore di Dio.

La Quaresima è accogliere e sperimentare l’amore di Dio, che Gesù ci ha donato, per diffonderlo attorno a noi con ogni gesto e ogni parola. Un amore che non è fine a se stesso, ma che a nostra volta dobbiamo ridonare al prossimo, soprattutto a chi soffre e a chi è nel bisogno.

L’amore non é statico, ma circola. E quando lo si condivide, si moltiplica.

Il mio augurio è quindi di vivere pienamente questo tempo liturgico, che la Chiesa ci dona, meditando l’amore e la misericordia di Dio, per essere donne e uomini nuovi, capaci di amare e di proclamare la passione, morte e la risurrezione di Gesù Cristo.